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Drexciya

Underground Resistance.
Un nome interessante, che affonda le radici nella capitale della musica techno -e degli infiniti ‘movimenti’ e subculture che ne sono derivate-, Detroit.

UR

I nomi che gravitano attorno a questo ‘collettivo’ sono tanti e hanno la particolarità di essere accomunati da un certo alone di mistero. Basti pensare al progetto musicale Drexciya, formato dal duo James Stinson / Gerald Donald (di cui si sentirà parlare anche a proposito di Arpanet, Japanese Telecom e Dopplereffekt).

Ma facciamo un passo indietro proprio su questo progetto ‘sperimentale’ in cui è difficile scindere la realtà dal ‘mito’.

Nel 1992 i Drexciya danno alle stampe il loro disco d’esordio, Deep Sea Dweller. Ad interessarsene fu la Shockwave records, un’etichetta ormai scomparsa, ma che all’epoca era distribuita dalla Submerge, collegata a doppio filo con l’UR (leggasi: con Mike ‘Mad‘ Banks).

I drexciyani, di cui si trovano alcuni riferimenti negli artwork degli album e in alcuni testi sono i figli delle schiave imprigionate nelle navi che salpano verso l’oceano durante la tratta degli schiavi, gettati in mare e cresciuti nelle profondità degli abissi, fra metropoli acquatiche e misteriosi viaggi nello “spazio”.

Oltre al piede stabile in UR ci sono alcune uscite musicali verso etichette che all’epoca rappresentavano la punta di diamante della produzione techno, come Rephlex (fondata da Richard D. James) per l’album Modular Enhancement e Warp Records (che è ancora oggi un punto di riferimento, grazie ad artisti del calibro di Autechre, Boards of Canada e dello stesso Aphex Twins) per The Journey Home.

Il 1997, dopo 6 Ep all’attivo, è l’anno della svolta. La Submerge invita i due artisti ad assemblare una sorta di antologia contenente gran parte del materiale prodotto fino ad allora. Un doppio cd destinato a passare alla storia come uno degli ‘amarcord’ più influenti e affascinanti della musica elettronica: The Quest.

Dopo 2 anni di pausa, durante i quali Stinson e Donald si dedicano alla messa a punto di nuove sonorità (territorio dominato dalle drum-machine Roland 909 e 808), nel 1999 vede la luce il loro primo album ufficiale: Neptune’s Lair, prodotto dalla tedesca Tresor records.

L’altro progetto è a nome Transllusion e si materializza nell’album The Opening of the Celebral Gate.
Il ritorno di Drexciya (il secondo, per l’esattezza, dopo il “falso” scioglimento avvenuto 7 anni prima) avviene nel 2002, con il cupo Harnesses the Storm, e successivame con Grava 4, che nella copertina ospita la celebre frase “Don’t be afraid of evolution“.

L’avventura musicale Drexciya è stata sempre intimamente legata alla costruzione surreale di mondi che si collocano alla perfezione nell’accezione “underground” della seconda genesi elettronica Detroitiana: ogni disco era affiancato da un concept che ne annunciava l’uscita, e a distanza di oltre un decennio il numero di curiosi attirati da questi piccoli paradossi musicali continua a crescere.

Ecco forse perché non esistono testimonianze di alcun tipo di live, e perchè il volto di James Stinson è sempre rimasto celato.

Per inquadrare in maniera soddisfacente le miriadi di riferimenti che si trovano sparsi per la rete ci vorrebbero un sacco di parole, e aspetto l’arrivo di un cultore del genere per integrare o correggere questo piccolo approfondimento senza pretese su un argomento che ha ancora parecchie zone d’ombra.

I commenti resteranno sempre aperti.

Link:

Drexcyia, video

Un gran bel video, ricco di spunti e immagini, con il sottofondo dell’introvabile traccia Davey Jones Locker

drexciyaresearchlab.blogspot.com

techno.org/electronic-music-guide/

discogs.com/artist/Drexciya

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Category: Suoni

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One Response

  1. blogring.org says:

    Blogring per discogs…

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