Dec 27, 2008
Blog, quattro chiacchiere
Su quest’argomento è stato scritto praticamente tutto, e in molti casi questi approfondimenti sono sempre uguali a sè stessi, cioè vagamente inutili, autoreferenziali e poco lucidi. Anzi, direi che la prerogativa fondamentale per ogni “buon” articolo sui blog è la sparata di almeno un paio di boiate (camuffate da rivelazioni).
Salto quindi in toto la solita introduzione storica, che sicuramente avrete già letto in angoli di web più autorevoli di questo, per passare al succo del discorso.
Brevemente, un blog è una piattaforma di pubblicazione. Per utilizzarla, almeno in teoria, non è necessaria nessuna conoscenza tecnica, e per questo ha delle limitazioni abbastanza rigide, a cominciare dal web design.
La maggior parte dei blog in cui si può incappare non ha una speranza di vita molto alta. Questo perché chi tira le redini di un blog (solitamente) non è una redazione, ma un individuo che decide di mettere in linea i suoi pensieri. O salutare gli amici. O inserire le immagini del cane (ci sono poi delle eccezioni positive, anche qui).
Fortunatamente, per queste due ultime categorie esistono altre valide alternative che semplificano tutto, che si chiamino flickr o facebook.
L’individualità, dicevo, è alla base del successo (o del fallimento) di un blog. Bisogna avere una certa esperienza e un pizzico di fortuna, o magari un po’ di furbizia e un briciolo di personalità. O magari basta ‘saper scrivere’, o essere appassionati di un determinato argomento. O essere belli. Ora che ci penso, non c’è una regola fissa, ma ci penserà qualcun altro a postularla (rileggete pure la frase d’apertura).
In questo periodo “social” spesso non ci si rende conto che nessuno ha tempo per gli altri. Creare delle retti fitte fitte di contatti, appuntamenti e via dicendo si rivela più una tattica pubblicitaria/commerciale che un effettivo cambiamento di prospettiva. *Non sono un detrattore dei social network, sia chiaro: anzi, sono piuttosto infastidito dalle persone che li disprezzano a priori, senza cognizione di causa..
Aprendo un blog, dunque, ci si aspetta l’arrivo di visitatori disposti a visitarlo, a leggerlo, a commentarlo. Ho il dubbio che al giorno d’oggi ci siano più blog che lettori, ma fortunatamente queste due posizioni non sono inconciliabili, e anzi fanno parte di quella rete di collegamenti che tiene in piedi internet come lo conosciamo oggi. Molti webmaster puntano proprio sulla pubblicità “virale”; commentando è possibile promuove (anche tramite trackback) la propria risorsa, e magari anche il proprio nome.
Per l’utente medio (ma non troppo) rimanere aggiornato diventa sempre più difficile: le fonti da seguire crescono e si “muovono” in continuazione: per questo sono nati i feed RSS, che le raccolgono tutte in posto solo, e sono quindi più veloci da consultare.
Quando non basta, alcuni siti fungono da “aggregatori” di news, e qui entriamo in un altro punto nodale del “problema” blog, il riciclaggio di contenuto, e la difficoltà di inquadrare lo stesso.
Il web funziona grazie ai motori di ricerca, a vari livelli. I motori, in maniera più o meno oscura, associano a determinate ricerche dei risultati pertinenti. Con l’attuale overload di informazioni che provengono per lo più da tecnologie “simili” (wordpress, blogspot ecc), è sempre più difficile apparire fra i primi risultati e quindi, oltre alle solite tecniche malandrine (che puntualmente si ritorcono contro l’utilizzatore) e a qualche capatina nell’ambiente SEO, è necessario creare contenuti freschi, e possibilmente abbastanza frequenti. La velocità sta diventando, a mio parere, un elemento sempre più importante per “classificare” le fonti, anche se spesso porta a risultati deludenti.
Scrivere contenuti di qualità è un consiglio intramontabile (e piuttosto abusato), ma difficilmente potrà essere considerato d’aiuto..
Siti come Digg, Delicious e Reddit, anche se sono nati con altri obiettivi, oggi possono essere considerati anche come dei “mediatori” fra ricerca e fonte. Un recente servizio italiano chiamato Liquida, per esempio, si definisce “un valorizzatore di contenuti”; questo, evidentemente, perché raggruppa in sezioni ben definite (e quindi pertinenti e ben indicizzate) grandi quantità di materiale/news.
Se per aprire un blog, quindi, non ci sono problemi di sorta, è in un secondo momento (quello della promozione, della fidelizzazione, del mantenimento) che bisogna dare prova di sé. Scrivere qualcosa è solo la punta dell’iceberg, ed è per questo che per ogni blog “di successo” (che è un brutto termine) ce ne sono altri 100 che arrancano.
I forum, sotto questo aspetto, sono strumenti più maturi, perché permettono subito di mettere gli utenti più interessanti in vetrina, cosa che con i blog è preclusa per via della pluralità di variabili, di fonti e di traffico necessari per raggiungere il tanto ambito equilibrio. Non basta essere bravi comunicatori, insomma.
Una cosa che non si dice mai riguardo ai blog (senza generalizzare troppo) è che richiedono una buona dose di tempo per essere seguiti, e che difficilmente basta aprire l’editor, scriverci qualcosa e aspettare per ricevere dei feedback (positivi o negativi che siano).
Uno dei punti a favore dell’era dei blog è la loro naturale propensione alla convergenza di informazioni. Incorporare e condividere materiale da altri siti (playlist, commenti, video, bookmarking) è intrigante oltre che utile, anche se spesso questa possibilità crea più confusione che benefici.
Come tutti i fenomeni di massa, la sovrabbondanza porta a degli esiti contrastanti: da una parte una quantità enorme di spazzatura, dall’altra delle informazioni varie, scarsamente “filtrate” e facilmente fruibili.
Mi rendo conto di aver scitto parecchio, e di essermi addentrato in argomenti “pericolosi” (su cui tornerò sicuramente)… Fatemi sapere cosa ne pensate.
Molto interessante come post, ne terrò conto hihi! E gran bel blog, c’ha stile da vendere ;)
Ciao! Alla fine sono giunto nel tuo blog! :-)
Bel post. Credo tu abbia dimenticato una cosa fondamentale che sta alla base di un qualsiasi blog, sito o progetto: porsi degli obiettivi. Cosa voglio che sia mio blog? Di cosa deve parlare? Quali le reali aspettative di crescita? Ho una quantità di tempo x, esperienza y, personalità z e quant’altro: quale sarà la finalità del blog? Alla base c’è l’individualità di ciascuno, ma alla base di questa deve esserci un determinato progetto di fondo, tuo personale. Ergo bisogna costruirlo e svilupparlo con coerenza. I visitatori lo capiranno e ti apprezzeranno.
Grazie per l’intervento (ad effetto!).
Beh, effettivamente porsi degli obiettivi e “scrivere” per un determinato target (che ne è la diretta conseguenza) è fondamentale, assolutamente.
Per farlo bisogna saper “guardare oltre” il paio di articoli in draft, e come hai detto bene tu ‘costruire e sviluppare il proprio progetto con costanza e coerenza’.
Il tempo dei siti che trattano un po’ di tutto (e lo trattano abbastanza male, aggiungo) è finita.
Il problema è che gli stessi blog ti portano a non “specializzarti” troppo, a meno che non siano inguaribilmente mono-tematici, riguardanti una certa nicchia in particolare o scritti dalla massima personalità (o presunta tale) in materia.
Non è necessario essere particolarmente accademici, giornalistici, imparziali o professionali, e questo porta inevitabilmente a perdere di vista il proprio percorso, e magari i propri obiettivi.
Saranno i tag, saranno i commenti, sarà l’acqua, sarà il caffè, ma penso che non sia necessario che i visitatori “capiscano”; per me è essenziale che ogni tanto ci pensino.