Inside Nothing

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Work hard. Have fun.

Creare ..mondi…

Mi stavo per dilungare, scrivendo parole inutili su questioni inutili. Chi c’è da convincere?

Meglio partire da una parola, gentilmente offerta dal De Mauro, e sperare che il resto non si perda per strada.

de|lu|sió|ne
s.f.
AU
1 sentimento di amarezza o di scontento di chi vede la realtà non corrispondere alle sue speranze, ai suoi desideri: dare una d., subire, ricevere una d.
2 estens., fatto o avvenimento che delude: la serata è stata una vera d.; anche di persona: un calciatore che si è rivelato una d.
3 OB LE immagine ingannevole; inganno, illusione: cercare nel luogo mostrato… a veder se vero spirito o falsa d. questo gli avesse disegnato (Boccaccio)

Il percorso:

Per quanto mi riguarda, se è vero che l’arte non è necessario capirla, come dicono, almeno cerco di mettermi in discussione. Per migliorarmi, magari.

Guardo spazientito alcune opere.

Faccio a finta, allora, che quello che vedo mi debba colpire. E… Succede!

In effetti, oltre ad essere colpito, sono anche stupito. E’ incredibile che una mostra del genere ti riesca a far apprezzare tutto quanto il resto. Tutto quello che non è “arte”, insomma. Eppure non mi ritengo una persona “conservatrice”, ho un ampio margine di tolleranza. L’ho preservata fino a qui, almeno.

Creare immondizia

Per riprendermi dallo smacco subito, mi consolo con le numerose turiste (che anche l’occhio vuole la sua parte) e mi affogo di cazzate (che almeno la compagnia -quella buona- c’è), cercando di ricordarmi che di artisti, quelli veri, ne è pieno il mondo.

Bella questa!

Il resto è fuffa, cippalippa, mal di pancia.

Non tutti si nascondono, con tanta arroganza, dietro al dito della provocazione, del disimpegno fine a sé stesso e del significato tanto profondo da essere dimenticato.

In chiusura di questo breve post di sfogo, ecco a voi un paio di opere che ho apprezzato (fra quelle immortalate da db).

Best of Biennale

Padiglione italiano

Sequenza

Good night, and good luck.

(But) Only if you run

Dev’essere l’estate, che mi rende pigro. Di scrivere, intendo.
Non sarà una tragedia, ma quando rientri nel tuo blog e ti chiedi perché ci sia sempre lo stesso articolo in top (si, in fondo lo posso anche tollerare che non si cambiano da soli), forse è tempo di aggiornare.

Ma il caldo, gli insetti, le pulizie, i menù…

Fate come me, ascoltate (previo economico scaricamento) il nuovo album di Julian (Paul) Plenti e prendetevi un po’ di tempo per voi, se e come potete. Altro che InsideNothing.

Julian Plenti is... Skyscraper

…E altro che tutorial sulla gestione delle immagini, promesso e inziato, ma ancora decisamente troppo triste per essere pubblicato. Sarebbe una farsa, come un logo in jpeg o il sito del turismo italiano.
Ma, continuando sulla linea Julian Plenti, questa volta non sfugge ai complimenti il buon Zave, alias Mattia Ravanelli. Non solo ha un blog che è sempre un piacere leggere (“purtroppo” si discute anche dello sport nazionale ogni tanto, ma poi passa…), ma è anche colui che tempo fa mi fece conoscere i Soundgarden. Era un piccolo riquadro di approfondimento (parlo di NRU) che rigurdava Super Metroid, faceva l’occhiolino a Superunknown e aveva un retrogusto tutto anni ’90 (94, per l’esattezza).
Un grande, insomma.

Visto che sono in tema zucchero, vi presento anche quale potrebbe essere il mio prossimo cellulare. Non tanto per riempire spazio (anche), ma soprattutto perché è uno di quegli argomenti in cui sono particolarmente ignorante e svogliato, e se avete consigli buoni da darmi siete i benvenuti fra i commentatori.

Nokia 3720... Il mio prossimo cellulare?

Fondamentalmente li odio, con le loro musichette irritanti e le perenni attenzioni di cui abbisognano, ma come tutte le convivenze forzate bisogna cercare di renderle almeno vagamente civili, se non proprio piacevoli.

Un cellulare presentato come robusto, con un bel design e resistente all’acqua non può che starmi simpatico: peccato che poi Vodafone (o chi per esso) debba dire la sua. Skype è un’alternativa di ripiego, Google Voice, se arriverà da noi… Ecco, aspettiamo che arrivi, poi magari ne parleremo.

Per finire, informo amici e conoscenti che finalmente ho rimediato Killer 7 (recensito sempre su NRU proprio da Zave, se non sbaglio), e il cubetto è contento. Io pure.

Priorità

Non è certamente il leitmotiv di questo blog, ma qualche link mi sento in dovere di pubblicarlo:

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A freddo.

La bontà di una manifestazione come il Salone del Mobile si può tentare di valutare grazie ad un’infinita di fattori, più o meno semplici da interpretare.
Personalmente sono stato decisamente affascinato anche e soprattutto dai visitatori stessi. Non parlo solo di quantità, che in uno spazio approssimabile di 220.000 metri quadri (espositivi) è un concetto piuttosto labile e astratto, ma proprio dell’eterogeneità degli stessi.

C’erano gli uomini d’affari, impeccabili nei loro smoking, con valigetta in mano e cellulare all’orecchio, che con passo veloce e curve repentine, rimbalzavano da uno stand all’altro dando occhiate al vetriolo a chiunque si trovasse nella loro traiettoria. C’erano gli artisti, con acconciature improbabili, colori sgargianti (e cangianti), quadernetti e matite. C’erano i raffinati, con scarpe da 2000 €, che squadravano da lontano, con sguardo indignato, le proposte più ‘anarchiche’. C’erano gli studenti di design e architettura, zeppi di biglietti da visita, cataloghi, borsette e segnalibri omaggio, che ridevano e facevano un gran casino e si rotolavano e toccavano ovunque. C’erano quei tipi là, che non sai mai di preciso da dove vengono, con barba incolta, cappellino (andava molto il rosso) e zaino sgualcito, visibilmente accaldati nonostante la maglietta a mezze maniche, i pantaloncini sopra il ginocchio e l’immancabile sandalo (spesso abbinate al calzino d’ordinanza). C’erano i tiratissimi, in perenne sfilata, che cercavano di abbindolare (senza successo) la PR di turno, vagamente seccata. C’erano gli attempati, coppie sulla sessantina che borbottavano soddisfatte davanti a una proposta interessante e li ritrovavi, dopo un’ora, nella stessa identica posizione, ma con un interlocutore diverso.

C’erano quelli che della manifestazione non gliene fregava proprio niente, ma si fermavano ad ogni stand per dare forti pacche sulle spalle a tutti i ‘responsabili’, sfoggiando il sorriso a 32 denti da grande occasione e seminando a volume illegale battute di dubbio gusto. C’erano anche gli affamati, i controcorrente, gli approfittatori, i sonnambuli e i gossippari (usciti allo scoperto durante l’apparizione di Berlusconi *sigh*), per citare solo i gruppi maggioritari.

…E, per finire, c’erano anche loro, i designer, mescolati in questo calderone. Come gli altri, si potevano riconoscere a colpo d’occhio, con un po’ d’esperienza: sono le uniche forme di vita intelligente sul pianeta che guardano la costruzione dei giunti sotto le sedie, ma non si siedono.

Questo post, un mese e mezzo fa, era radicalmente diverso: si intitolava “A caldo”, e l’avevo scritto durante il (lungo) viaggio di ritorno. Ho scelto di mantenere solo queste constatazioni personali su questioni assolutamente marginali, i resoconti dettagliati non avevano più motivo d’esistere. Quello che so (e che voglio sottolineare) è che il Salone è stata un’esperienza interessante, che probabilmente ci tornerò l’anno prossimo per confermare quest’impressione, e che tutte le informazioni del caso (ma soprattutto una valanga di foto) si possono trovare qui e -più in generale- qui, grazie a Designboom.

As times goes by…

Rat-Man

Vengo pubblicato su Rat-Man (per un disegnetto che neanche mi ricordavo di aver fatto), sul blog di Massimo Bonfatti e perfino sulla posta di Game Pro; mi sono addirittura spinto ad aggiornare la pagina “About”, che fino a un quarto d’ora fa conteneva solo un indirizzo e-mail, e qualcuno ha ancora il coraggio di affermare che sono pigro, che sforno pochi post!

Inutile dire che avete ragione, tutti: sto solo cercando di prendere tempo…

Stay tuned.

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