Inside Nothing

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Work hard. Have fun.

Logorama

Logorama, by Marc Altshuler – Human Music

Un parere

Quando si parla di ‘self brand’ è necessario darsi una scadenza, o si rischia di portare avanti la faccenda nei secoli dei secoli.

In questo caso allego due marchi, contenenti le iniziali di nome (ma, il primo) e nome+cognome (ma-me, il secondo), da applicare su alcuni lavoretti (locandine, pieghevoli, pagine web), quando e come lo riterrò opportuno. Sarà sempre abbinata una firma ‘testuale’, quindi alla leggibilità immediata ho preferito una caratterizzazione più decisa.

Le due proposte hanno dei punti in comune, ma differiscono completamente per geometrie/ingombri.

ma

MAME

Mi piacerebbe sapere quale dei due preferite, ed eventualmente ricevere in omaggio qualche osservazione/critica: sono sufficienti una manciata di parole nei commenti.
Qualunque motivazione è benaccetta, ad eccezione di “perché mi piace”.

Problemi

Ci sono state una serie di sfighe.
Prima questo,

Eh vabbè...

poi un un guasto al controller RAID del server dove sono ospite.

Insomma, per farla breve l’ultimo paio di post sono defunti. IDH l’ho parzialmente recuperato grazie alla fantastica googlecache, l’altro lo riscriverò quanto prima, e ci aggiungerò tutte le gallerie e le immagini del caso.
Ora vado a scrivere 100 volte sulla lavagna “Farò un backup ogni volta che posso, non solo quando ne ho voglia (mai)”…

See ya!

Ecch’

Rompo il silenzio (sia la visione di Avatar che l’uscita dell’iPad hanno fallito, in questo) per un tardivo “addio” a socialdesignzine.

SDZ

Un grandissimo (non solo per quanto riguarda i numeri) spazio dedicato alla comunicazione, un punto di riferimento autorevole che è -e sarà, vista la mole di articoli, citazioni, approfondimenti e link- sempre un piacere (ri)leggere.

Come al solito (), al velo di tristezza d’ordinanza mi sembra giusto abbinare un po’ di sano ottimismo. Progetti ad ampio respiro come questo non muoiono mai per davvero. Non è digisentimentalismo da due soldi, ne sono convinto: alcuni di quelli che sono entrati in contatto con sdz avranno modo di coltivare le loro passioni avvalendosi di quello che hanno imparato o visto su sdz, magari continuando l’opera di “sensibilizzazione” del progetto.

Tempo fa ho avuto la possibilità di “conoscere” Gianni Sinni tramite un workshop di una settimana. Una settimana intensiva, di quelle che quando arrivi a casa, con la luna beffarda alta in cielo, mangi due bocconi e speri di morire. Ho scoperto in corso d’opera che era uno dei fondatori di questo blog, che leggevo (distrattamente, a questo punto) da un paio d’anni. Una gran bella sorpresa. Cosa centra? Assolutamente nulla.

Beh, a questo punto, non so proprio cosa dire. Grazie, magari.

Ve lo ricordate Inside Nothing?

Ciao, sono Marco, qui dentro Nothing. Inside Nothing sarebbe il nick completo, ma poi si creano dei quiproquò con l’URL del dominio.
Lo ribadisco perché è da tanto tempo che non ci si sente, non vorrei che vi foste dimenticati di me.

...

Beh, in questo periodo sto seguendo un corso davvero interessante, e per cercare di non avere troppi rimpianti in futuro sto anche approfondendo nel tempo libero quei temi che non riusciamo a trattare durante il laboratorio. Il periodo è di quelli fertili, in cui si possono mettere in saccoccia un sacco di cosette, e migliorarne (dove è possibile) parecchie altre. Graficamente parlando, almeno.

Al mestiere
non serve il talento
ma al talento
il mestiere è indispensabile

Aleksandr Sokurov

Mi sono ordinato (da amazon: 100$ di spedizione, dal sito ufficiale, mi sembravano un po’ eccessivi) il numero 70 di Emigrè, e sono già qui che mi pregusto il ricco e lussuoso volumone. Farà compagnia a Graphic Design, Referenced, un altro ottimo (e recente) acquisto.

Vorrei scrivere qualcosa anche qui, ma il tempo per un pendolare è sempre troppo poco e fra scrivere e leggere preferisco leggere, per ora.

Magari devo abituarmi a raffazzonare post più corti, in stile twitter.
Tipo “E’ uscito Camino 2.0! Cheffigo! Aggiorno!” In effetti però avrò un account su twitter per qualcosa, no? Per il resto, attualmente il mio rapporto con questo blòg è molto così, con la differenza che la carne al fuoco ci sarebbe, ma è relegata alla sezione “Bozze”, forse per timidezza, forse per evitare di trasformare in dovere un piacere. Boh.

Poi dò sempre un occhio al Giappone, alle storie di chi c’è andato o sta per andarci, alle sue apparenti contraddizioni e a quel fascino che faccio fatica a ignorare. Va da sè che una sbirciata serale a Youkoso Itlalia, al blog di Pio d’Emilia, Giappio (ve lo ricordate Turisti per caso?) e ad un’altra manciata di buone fonti è ormai un’abitudine consolidata.

Vivendo per almeno 12 ore la settimana in treno un po’ di buona musica è essenziale per sopravvivere. Quindi Bran Van 3000 (grazie mitch!) e Them Crooked Vultures (grazie Zave!) a palla. Ci scappano anche un po’ di R.E.M, di tanto in tanto.

Dopo aver letto e amato sia “Il lupo della steppa” che “Dog, figlio di” (ne avevo già parlato qui), ora sento il bisogno di un po’ di Murakami. E’ il turno di “Dance Dance Dance”, se non sbaglio.

Quindi ora, più o meno, sapete che non sono ancora trapassato.
Ci si legge per qualche altro aggiornamento interessante. Sia on-line che off-line.

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  • admin: Ahah, in effetti ho fatto un epic fail con quell’affermazione, grazie di averlo sottolineato, Reluma. XD...
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