Inside Nothing

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Work hard. Have fun.

A Totoro

Totoro

Perché sarei davvero un farabutto se, dopo averlo visto al cinema, facessi a finta di niente. La poesia non perde un’oncia del suo fascino nemmeno a vent’anni (21) di distanza. Bellissimo.

Totoro

Totoro

Totoro

Papilla

Per ora è solo un logo, e neanche. Uno spazietto dove mettercelo è già pronto in canna, tempo di sistemare qualche dettaglio e il gioco è fatto.

logo vanilla Papilla

E’ una buona possibilità di testare Vanilla, e forse (più avanti) di farmi quattro risate con dei vecchi juller.

EDIT: Le registrazioni sono aperte ›› papilla.vanillaforums.com

Ho deciso di non installare il forum qui su Insidenothing, perché questo è un dominio in perenne mutamento, ed è meglio non farci troppo affidamento. Inoltre Papilla è un progetto “autonomo”, e quindi è meglio garantirgli da subito la sua buona dose di libertà.

Questione di punti di vista. O no?

Si ricomincia. Sarà merito della prelibata cenetta a base di sushi di ieri, o forse del fatto che gli esami sono finiti, i workshop anche e per due giorni è relax, ma i temi tirati in ballo sono di quelli che contano.

Sushi!

Quindi copio il post d’apertura che ho scritto tempo fa sul forum di LavoriCreativi, lo linko per bene, e aspetto fiducioso che qualcuno si unisca (come e dove preferisce) a questa simpatica discussione. Se non lo fate in questi lidi tenetemi informato però, che l’internet è grande.

Non mi sembra di aver letto thread simili.

Volevo porvi un problema che è nato dalla discussione con un amico, e che presto è sfociato in una battaglia (utopica la mia, pragmatica la sua) senza esclusione di colpi: la ‘relazione’ fra creativo e committente. In questo caso parliamo di grafica, ma si può estendere ad altri ambiti.
Se, per assurdo, il cliente fornisce dei contenuti o delle direttive che vanno contro ogni tipo di cosa in cui crediamo (non parlo solo di professionalità, ma anche di “buon senso”) e non accetta consigli di sorta, come dobbiamo comportarci?

Esempio di suicidio creativo: un depliant con un altisonante titoletto in Comic Sans (stiracchiato per essere un po’ più alto), una bella fotografia sgranata e qualche buffo effetto di luce. I testi forniti dovranno essere belli grandi (che sennò non si vedono, ovviamente).

Se non viene realizzato come richiesto cosa si rischia? In questo caso l’unica “scappatoia” per il malcapitato grafico sarebbe di non inserire nemmeno il proprio nome, per limitare quanto possibile i danni di immagine, ma con la relativa mancanza di visibilità (se prevista). Non è una soluzione.

Riassunto: il grafico deve sottostare in tutto e per tutto (e in ogni caso) alle richieste del cliente, quando accetta di svolgere un lavoro?

Sarei curioso di sapere cosa ne pensate o, eventualmente, che esperienze avete accumulato in tal senso.

Creare ..mondi…

Mi stavo per dilungare, scrivendo parole inutili su questioni inutili. Chi c’è da convincere?

Meglio partire da una parola, gentilmente offerta dal De Mauro, e sperare che il resto non si perda per strada.

de|lu|sió|ne
s.f.
AU
1 sentimento di amarezza o di scontento di chi vede la realtà non corrispondere alle sue speranze, ai suoi desideri: dare una d., subire, ricevere una d.
2 estens., fatto o avvenimento che delude: la serata è stata una vera d.; anche di persona: un calciatore che si è rivelato una d.
3 OB LE immagine ingannevole; inganno, illusione: cercare nel luogo mostrato… a veder se vero spirito o falsa d. questo gli avesse disegnato (Boccaccio)

Il percorso:

Per quanto mi riguarda, se è vero che l’arte non è necessario capirla, come dicono, almeno cerco di mettermi in discussione. Per migliorarmi, magari.

Guardo spazientito alcune opere.

Faccio a finta, allora, che quello che vedo mi debba colpire. E… Succede!

In effetti, oltre ad essere colpito, sono anche stupito. E’ incredibile che una mostra del genere ti riesca a far apprezzare tutto quanto il resto. Tutto quello che non è “arte”, insomma. Eppure non mi ritengo una persona “conservatrice”, ho un ampio margine di tolleranza. L’ho preservata fino a qui, almeno.

Creare immondizia

Per riprendermi dallo smacco subito, mi consolo con le numerose turiste (che anche l’occhio vuole la sua parte) e mi affogo di cazzate (che almeno la compagnia -quella buona- c’è), cercando di ricordarmi che di artisti, quelli veri, ne è pieno il mondo.

Bella questa!

Il resto è fuffa, cippalippa, mal di pancia.

Non tutti si nascondono, con tanta arroganza, dietro al dito della provocazione, del disimpegno fine a sé stesso e del significato tanto profondo da essere dimenticato.

In chiusura di questo breve post di sfogo, ecco a voi un paio di opere che ho apprezzato (fra quelle immortalate da db).

Best of Biennale

Padiglione italiano

Sequenza

Good night, and good luck.

(But) Only if you run

Dev’essere l’estate, che mi rende pigro. Di scrivere, intendo.
Non sarà una tragedia, ma quando rientri nel tuo blog e ti chiedi perché ci sia sempre lo stesso articolo in top (si, in fondo lo posso anche tollerare che non si cambiano da soli), forse è tempo di aggiornare.

Ma il caldo, gli insetti, le pulizie, i menù…

Fate come me, ascoltate (previo economico scaricamento) il nuovo album di Julian (Paul) Plenti e prendetevi un po’ di tempo per voi, se e come potete. Altro che InsideNothing.

Julian Plenti is... Skyscraper

…E altro che tutorial sulla gestione delle immagini, promesso e inziato, ma ancora decisamente troppo triste per essere pubblicato. Sarebbe una farsa, come un logo in jpeg o il sito del turismo italiano.
Ma, continuando sulla linea Julian Plenti, questa volta non sfugge ai complimenti il buon Zave, alias Mattia Ravanelli. Non solo ha un blog che è sempre un piacere leggere (“purtroppo” si discute anche dello sport nazionale ogni tanto, ma poi passa…), ma è anche colui che tempo fa mi fece conoscere i Soundgarden. Era un piccolo riquadro di approfondimento (parlo di NRU) che rigurdava Super Metroid, faceva l’occhiolino a Superunknown e aveva un retrogusto tutto anni ’90 (94, per l’esattezza).
Un grande, insomma.

Visto che sono in tema zucchero, vi presento anche quale potrebbe essere il mio prossimo cellulare. Non tanto per riempire spazio (anche), ma soprattutto perché è uno di quegli argomenti in cui sono particolarmente ignorante e svogliato, e se avete consigli buoni da darmi siete i benvenuti fra i commentatori.

Nokia 3720... Il mio prossimo cellulare?

Fondamentalmente li odio, con le loro musichette irritanti e le perenni attenzioni di cui abbisognano, ma come tutte le convivenze forzate bisogna cercare di renderle almeno vagamente civili, se non proprio piacevoli.

Un cellulare presentato come robusto, con un bel design e resistente all’acqua non può che starmi simpatico: peccato che poi Vodafone (o chi per esso) debba dire la sua. Skype è un’alternativa di ripiego, Google Voice, se arriverà da noi… Ecco, aspettiamo che arrivi, poi magari ne parleremo.

Per finire, informo amici e conoscenti che finalmente ho rimediato Killer 7 (recensito sempre su NRU proprio da Zave, se non sbaglio), e il cubetto è contento. Io pure.

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  • admin: Ahah, in effetti ho fatto un epic fail con quell’affermazione, grazie di averlo sottolineato, Reluma. XD...
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