Inside Nothing

Icon

Work hard. Have fun.

La nuova immagine grafica della RAI

Apprendo ora da liberocaffè che il nuovo logo RAI verrà presentato ufficilamente il 18 maggio.
Sono molto curioso di vedere come si evolverà. Qui sotto il promo:

Logo "farfalla"

L’immagine grafica della Rai con la farfalla / i due visi che si guardano (ufficilamente la seconda) è stata lanciata nel marzo di 10 anni fa da AReA Strategic Design.
La società (fondata nel 1991) è l’acronimo di Antonio Romano e Associati.

wp1.srv-net.net (il blog di Antonio Romano)
Rai, la «farfalla» scaccia il cavallo (Corriere.it)
Alle origini della sigla televisiva (Sdz)

A volte ritornano: IDH

Originariamente postato domenica 28 febbraio 2009

Intelligent Dance Music scritto male? No, International Design Happenings @ Padova, ed è già magia.

David Carson

Ques’anno (il ventesimo) l’ospite dell’evento organizzato dai tipi (in gamba) di Bellissimo e sponsorizzato dagli altri tipi (sempre in gamba) del Bombay Sapphire, è nientemeno di David Carson.

Potrei raccontarvi un sacco di aneddoti sulla serata, ma son cose un tantino troppo personali per piacere. Potrei parlare di via della navigazione interna, delle code (…) per entrare, dei gamberetti o del blu, ma non penso di esserne capace.

Quindi lascio la parola alle foto (ne aggiungerò strada facendo: sono tante e pesantucce). NdN: ridimensionandole ho scoperto di avere un paio di pixel bruciati sulla mia nuova (ma già amata) Nikon, e questo mi fa rispettosamente incazzare. E’ pure vero che su 10 milioni non ci si può stupire troppo se un paio di sovversivi decidono di rimanere sempre e comunque rossi, ma vabbè. Potrebbe essere un’ottima firma distintiva. O anche no, in effetti.

Ad ogni modo David Carson, oltre ad essere una persona estremamente piacevole, ha detto poche cose (per circa un’ora di “conferenza succosa”), ma tutte estremamente interessanti.
Ha parlato di ispirazione, di fotografie, di famiglia, di esperienze, di “esserci”. Ha tirato in ballo il processo creativo e di ricerca, i suoi dubbi rispetto a quella grafica senz’anima troppo dipendente dal software e senza una vera identità alle spalle, il rapporto con il committente e un altro paio di cosette sentite dalla maggior parte degli “addetti ai lavori” (e non solo, certamente).

“you have to be personal, nobody can top you there”

Quest’uomo è capace di catalizzare l’attenzione su di sè senza fare nulla di speciale, senza troppi giri di parole, senza risultare borioso.

Già gli ero riconoscente per il lavoro grafico alle spalle di “The Fragile” dei NIN, ma ora sento di essergli ancora più vicino: le immagini che tanto spesso si trovano nei libri di grafica si sono trasformate in una persona sorridente, in camicia, che nonostante tutto quello che ha visto e fatto ancora si riesce a stupire (e soprattutto) divertire del proprio lavoro.

Il messaggio è stato piuttosto chiaro. Se dovessi riassumerlo in poche parole, userei queste (che sento mio più di altre):

Work hard. Have fun.

Un paio di foto »

Qui sotto i commenti scampati all’oblio.

Enrico says:

Ahò, qui si vogliono vedere le foto! ;)

untore says:

“You can find inspiration in happenings”… Bombay sapphire ftw!! :D

admin says:

On-line le prime… Mmmh… 19 foto.

db says:

grande Mezza, sei sempre pieno di assi, che bello che è stato, spero che il prossimo anno chiamino qualcuno dellahttp://www.machinemolle.com

admin says:

Grazie a te -e a quel malandrino di Enrico- di essere venuti, di aver superato le avversità (parlo della coda all’ingresso) e di aver provveduto ad un trasporto dignitoso.

A proposito di cose (in questo caso festival) interessanti, guarda qua:
http://www.offf.ws/

Laura says:

Carson.. troppo..un grande..ne è valsa la pena.. anche di fare quella lunga coda all’ingresso..bella la sua libertà..la sua spontaneità.. il suo..cercare e guardare.. quello che abbiamo intorno..!

Un parere

Quando si parla di ‘self brand’ è necessario darsi una scadenza, o si rischia di portare avanti la faccenda nei secoli dei secoli.

In questo caso allego due marchi, contenenti le iniziali di nome (ma, il primo) e nome+cognome (ma-me, il secondo), da applicare su alcuni lavoretti (locandine, pieghevoli, pagine web), quando e come lo riterrò opportuno. Sarà sempre abbinata una firma ‘testuale’, quindi alla leggibilità immediata ho preferito una caratterizzazione più decisa.

Le due proposte hanno dei punti in comune, ma differiscono completamente per geometrie/ingombri.

ma

MAME

Mi piacerebbe sapere quale dei due preferite, ed eventualmente ricevere in omaggio qualche osservazione/critica: sono sufficienti una manciata di parole nei commenti.
Qualunque motivazione è benaccetta, ad eccezione di “perché mi piace”.

Questione di punti di vista. O no?

Si ricomincia. Sarà merito della prelibata cenetta a base di sushi di ieri, o forse del fatto che gli esami sono finiti, i workshop anche e per due giorni è relax, ma i temi tirati in ballo sono di quelli che contano.

Sushi!

Quindi copio il post d’apertura che ho scritto tempo fa sul forum di LavoriCreativi, lo linko per bene, e aspetto fiducioso che qualcuno si unisca (come e dove preferisce) a questa simpatica discussione. Se non lo fate in questi lidi tenetemi informato però, che l’internet è grande.

Non mi sembra di aver letto thread simili.

Volevo porvi un problema che è nato dalla discussione con un amico, e che presto è sfociato in una battaglia (utopica la mia, pragmatica la sua) senza esclusione di colpi: la ‘relazione’ fra creativo e committente. In questo caso parliamo di grafica, ma si può estendere ad altri ambiti.
Se, per assurdo, il cliente fornisce dei contenuti o delle direttive che vanno contro ogni tipo di cosa in cui crediamo (non parlo solo di professionalità, ma anche di “buon senso”) e non accetta consigli di sorta, come dobbiamo comportarci?

Esempio di suicidio creativo: un depliant con un altisonante titoletto in Comic Sans (stiracchiato per essere un po’ più alto), una bella fotografia sgranata e qualche buffo effetto di luce. I testi forniti dovranno essere belli grandi (che sennò non si vedono, ovviamente).

Se non viene realizzato come richiesto cosa si rischia? In questo caso l’unica “scappatoia” per il malcapitato grafico sarebbe di non inserire nemmeno il proprio nome, per limitare quanto possibile i danni di immagine, ma con la relativa mancanza di visibilità (se prevista). Non è una soluzione.

Riassunto: il grafico deve sottostare in tutto e per tutto (e in ogni caso) alle richieste del cliente, quando accetta di svolgere un lavoro?

Sarei curioso di sapere cosa ne pensate o, eventualmente, che esperienze avete accumulato in tal senso.

C’è di che sorridere

E’ decisamente spiacevole quando un sito a cui sei affezionato chiude i battenti.

Sembrava proprio questo il caso di De:Code, diretto discendente dell’altrettanto ottimo/defunto Comics Code. Fortunatamente, però, in questo caso il cambiamento non è irreversibile, e il sito in questione è diventato un pdf bimestrale, scaricabile e succulento, disponibile su Glamazonia.it, storico portale dedicato alla nona arte.

Ecco qui la scaletta di questo primo numero:

* De:Rive – Editoriale
* a cura della Redazione
* De:Facto – “Doppio Lavoro”: intervista a Tito Faraci
* di Antonio Solinas
* Mixtape – Dualismi
* a cura di Antonio Solinas
* De:Finizioni – La doppia carriera di Mr. Bolland
* di Antonio Solinas
* De:Coder – Doppi e doppioni dell’italica editoria
* di Simone Satta
* De:Finizioni – Elogio del doppio: dal Multiverso a Batman R.I.P.
* di Nicola Peruzzi
* Sparring Partners
* di Antonio Solinas e Giovanni Agozzino
* De:Finizioni – Doppio Mistico: dualismo religioso nella mitologia e nei comic books
* di Andrea Cantucci
* De:Facto – Doppio Mento: i supereroi decaduti di Donald Soffritti
* di Antonio Solinas
* De:Finizioni – Floyd Gottfredson ed i pericolosi doppi di Topolino
* di Nicola Peruzzi
* Guest List – “Ciao, facciamo un doppio?”
* di Roberto Recchioni
* De:Finizioni – Promethea: la doppia natura dell’esistenza
* di Andrea Cantucci

Inoltre, da qualche tempo ho scoperto questo progetto, utile per chi vuole addentrarsi (col lanternino) negli impervi e misteriosi meandri dell’unicode. Può tornare utile.

Come se non bastasse, mi sono scaricato la terza versione di NeoOffice, e mando volentieri in pensione OpenOffice, che per quanto “ufficiale” e ben supportato, a mio parere non regge il confronto.

Poi, vediamo… E’ stato annunciato un nuovo episodio di Zelda per Nintendo DS e, anche se a prima vista lo considero fuffa, al massimo spolvero Link’s Awakening per riprendermi dal trauma del ‘Link ferroviere’ e rinsaldare quel po’ di ottimismo che mi rimane quando parlo di Nintendo.
C’è poi quest’altro progetto, Fez, che ormai (lo aspetto da mesi e mesi e mesi) è in fase avanzata di sviluppo, e non vedo l’ora di provare. Graficamente è spettacolare.

Fez

Nel weekend mi sono visto due bei film: The Big Sleep (in divx) e Gran Torino (al cinema), e spero di godermi al più presto anche Ponyo di Miyazaki, se qualcuno avrà la bontà di proiettarlo.

Read the rest of this entry »

logo

Ultimi commenti:

  • admin: Ahah, in effetti ho fatto un epic fail con quell’affermazione, grazie di averlo sottolineato, Reluma. XD...
  • Reluma: Sarebbe ora di scrivere qualche nuovo articolo o sbaglio? Qui la gente che vuole spammare non può mettersi a...
  • io chi sono?: io nel frattempo guardo solo nuvolari
  • untore: Grande Sean Penn xD
  • admin: Si, ma occhio io chi sono: questo non è il marchio definitivo, ma solo un “segnaposto”. Per quello...
  • io chi sono?: anni e anni di studio surclassatida un quadrato… meglio la morte
  • untore: Oggi ho visto un piccione morto
  • Enrico: La prossima volta ci giochiamo la tua maglietta con l’uccello morto ;)
  • l'antro di mitch: Ringrazio anticipatamente Nothing -anche noto come il mago di Illustrator- per tutte le...
  • admin: La cs4 non la consoco troppo bene, ma so che quest’ultima versione per Mac Os è stata riscritta quasi...

Chi sono?

RSSCip!