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	<title>Inside Nothing &#187; grafica</title>
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	<description>Work hard. Have fun.</description>
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		<title>La nuova immagine grafica della RAI</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 21:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apprendo ora da liberocaffè che il nuovo logo RAI verrà presentato ufficilamente il 18 maggio. Sono molto curioso di vedere come si evolverà. Qui sotto il promo: L&#8217;immagine grafica della Rai con la farfalla / i due visi che si guardano (ufficilamente la seconda) è stata lanciata nel marzo di 10 anni fa da AReA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprendo ora da <a title="Il nuovo logo RAI" href="http://www.liberocaffe.it/5690/nuovo-logo-rai/">liberocaffè</a> che il nuovo logo RAI verrà presentato ufficilamente il 18 maggio.<br />
Sono molto curioso di vedere come si evolverà. Qui sotto il promo:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="350" height="288" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/12DstFaUirU&amp;feature" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="350" height="288" src="http://www.youtube.com/v/12DstFaUirU&amp;feature"></embed></object></p>
<p><img class="alignnone" title="Logo Rai, Antonio Romano" src="http://www.insidenothing.net/img/rai.png" alt="Logo &quot;farfalla&quot;" width="350" height="220" /></p>
<p>L&#8217;immagine grafica della Rai con la <em><strong>farfalla / i due visi che si guardano</strong></em> (ufficilamente la seconda) è stata lanciata nel marzo di 10 anni fa da AReA Strategic Design.<br />
La società (fondata nel 1991) è l&#8217;acronimo di Antonio Romano e Associati.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="350" height="288" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GYjV9adKwiw" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="350" height="288" src="http://www.youtube.com/v/GYjV9adKwiw"></embed></object></p>
<p><a href="http://wp1.srv-net.net/">wp1.srv-net.net</a> (il blog di Antonio Romano)<br />
<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2000/marzo/16/Rai_farfalla_scaccia_cavallo_co_0_0003169137.shtml">Rai, la «farfalla» scaccia il cavallo</a> (Corriere.it)<br />
<a href="http://sdz.aiap.it/notizie/5181">Alle origini della sigla televisiva</a> (Sdz)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A volte ritornano: IDH</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 18:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[David Carson]]></category>
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		<description><![CDATA[Originariamente postato domenica 28 febbraio 2009 Intelligent Dance Music scritto male? No, International Design Happenings @ Padova, ed è già magia. Ques’anno (il ventesimo) l’ospite dell’evento organizzato dai tipi (in gamba) di Bellissimo e sponsorizzato dagli altri tipi (sempre in gamba) del Bombay Sapphire, è nientemeno di David Carson. Potrei raccontarvi un sacco di aneddoti sulla serata, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #99cc00;">Originariamente postato domenica 28 febbraio 2009</span></strong></p>
<p>Intelligent Dance Music scritto male? No, <strong>International Design Happenings</strong> @ Padova, ed è già magia.</p>
<p><img class="alignnone" title="David Carson" src="http://www.insidenothing.net/img/idh/david-carson.png" alt="David Carson" width="350" height="239" /></p>
<p>Ques’anno (il ventesimo) l’ospite dell’evento organizzato dai tipi (in gamba) di <a title="Bellissimo" href="http://www.bellissimo.it/">Bellissimo</a> e sponsorizzato dagli altri tipi (sempre in gamba) del <a title="Bombay Sapphire" href="http://www.bombaysapphire.com/">Bombay Sapphire</a>, è nientemeno di <a title="David Carson official site" href="http://www.davidcarsondesign.com/"><strong>David</strong> <strong>Carson</strong></a>.</p>
<p>Potrei raccontarvi un sacco di aneddoti sulla serata, ma son cose un tantino troppo personali per piacere. Potrei parlare di via della navigazione interna, delle code (…) per entrare, dei gamberetti o del blu, ma non penso di esserne capace.</p>
<p>Quindi lascio la parola alle foto (ne aggiungerò strada facendo: sono tante e pesantucce). <span style="color: #888888;">NdN: ridimensionandole ho scoperto di avere un paio di pixel bruciati sulla mia nuova (ma già amata) Nikon, e questo mi fa rispettosamente incazzare. E’ pure vero che su 10 milioni non ci si può stupire troppo se un paio di sovversivi decidono di rimanere sempre e comunque rossi, ma vabbè. Potrebbe essere un’ottima firma distintiva. O anche no, in effetti.</span></p>
<p>Ad ogni modo <strong>David</strong> <strong>Carson</strong>, oltre ad essere una persona estremamente piacevole, ha detto poche cose (per circa un’ora di “conferenza succosa”), ma tutte estremamente interessanti.<br />
Ha parlato di ispirazione, di fotografie, di famiglia, di esperienze, di “esserci”. Ha tirato in ballo il processo creativo e di ricerca, i suoi dubbi rispetto a quella grafica senz’anima troppo dipendente dal software e senza una vera identità alle spalle, il rapporto con il committente e un altro paio di cosette sentite dalla maggior parte degli “addetti ai lavori” (e non solo, certamente).</p>
<blockquote><p><em>“you have to be personal, nobody can top you there”</em></p></blockquote>
<p>Quest’uomo è capace di catalizzare l’attenzione su di sè senza fare nulla di speciale, senza troppi giri di parole, senza risultare borioso.</p>
<p>Già gli ero riconoscente per il lavoro grafico alle spalle di “<a title="The Fragile" href="http://www.discogs.com/release/4405">The Fragile</a>” dei NIN, ma ora sento di essergli ancora più vicino: le immagini che tanto spesso si trovano nei libri di grafica si sono trasformate in una persona sorridente, in camicia, che nonostante tutto quello che ha visto e fatto ancora si riesce a stupire (e soprattutto) divertire del proprio lavoro.</p>
<p>Il messaggio è stato piuttosto chiaro. Se dovessi riassumerlo in poche parole, userei queste (che sento mio più di altre):</p>
<p><strong>Work hard. Have fun.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.insidenothing.net/img/idh/">Un paio di foto »</a></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Qui sotto i commenti scampati all&#8217;oblio.</span></strong></p>
<div>
<div><cite><a rel="external nofollow" href="http://www.liberocaffe.it/">Enrico</a></cite> says:</div>
<div><a href="http://www.insidenothing.net/28/02/2010/idh/comment-page-1/#comment-5948">3 March, 2010 at 11:54 am</a></div>
<p>Ahò, qui si vogliono vedere le foto! ;)</p>
<div><cite><a rel="external nofollow" href="http://antrodimitch.wordpress.com/">untore</a></cite> says:</div>
<div><a href="http://www.insidenothing.net/28/02/2010/idh/comment-page-1/#comment-5951">3 March, 2010 at 4:48 pm</a></div>
<p>“You can find inspiration in happenings”… Bombay sapphire ftw!! :D</p>
</div>
<div><cite>admin</cite> says:</div>
<div><a href="http://www.insidenothing.net/28/02/2010/idh/comment-page-1/#comment-5952">3 March, 2010 at 5:40 pm</a></div>
<p>On-line le prime… Mmmh… 19 foto.</p>
<div><cite><a rel="external nofollow" href="http://www.madb.it/">db</a></cite> says:</div>
<div><a href="http://www.insidenothing.net/28/02/2010/idh/comment-page-1/#comment-5953">3 March, 2010 at 9:43 pm</a></div>
<p>grande Mezza, sei sempre pieno di assi, che bello che è stato, spero che il prossimo anno chiamino qualcuno della<a rel="nofollow" href="http://www.machinemolle.com/">http://www.machinemolle.com</a></p>
<div><cite>admin</cite> says:</div>
<div><a href="http://www.insidenothing.net/28/02/2010/idh/comment-page-1/#comment-5955">3 March, 2010 at 10:23 pm</a></div>
<p>Grazie a te -e a quel malandrino di Enrico- di essere venuti, di aver superato le avversità (parlo della coda all’ingresso) e di aver provveduto ad un trasporto dignitoso.</p>
<p>A proposito di cose (in questo caso festival) interessanti, guarda qua:<br />
<a rel="nofollow" href="http://www.offf.ws/">http://www.offf.ws/</a></p>
<div><cite>Laura</cite> says:</div>
<div><a href="http://www.insidenothing.net/28/02/2010/idh/comment-page-1/#comment-5968">4 March, 2010 at 11:17 pm</a></div>
<p><strong>Carson</strong>.. troppo..un grande..ne è valsa la pena.. anche di fare quella lunga coda all’ingresso..bella la sua libertà..la sua spontaneità.. il suo..cercare e guardare.. quello che abbiamo intorno..!</p>
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		<title>Un parere</title>
		<link>http://www.insidenothing.net/18/03/2010/un-parere/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 23:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si parla di &#8216;self brand&#8217; è necessario darsi una scadenza, o si rischia di portare avanti la faccenda nei secoli dei secoli. In questo caso allego due marchi, contenenti le iniziali di nome (ma, il primo) e nome+cognome (ma-me, il secondo), da applicare su alcuni lavoretti (locandine, pieghevoli, pagine web), quando e come lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di &#8216;self brand&#8217; è necessario darsi una scadenza, o si rischia di portare avanti la faccenda nei secoli dei secoli.</p>
<p>In questo caso allego due marchi, contenenti le iniziali di nome (<em>ma</em>, il primo) e nome+cognome (<em>ma-me</em>, il secondo), da applicare su alcuni lavoretti (locandine, pieghevoli, pagine web), quando e come lo riterrò opportuno. Sarà sempre abbinata una firma &#8216;testuale&#8217;, quindi alla leggibilità immediata ho preferito una caratterizzazione più decisa.</p>
<p>Le due proposte hanno dei punti in comune, ma differiscono completamente per geometrie/ingombri.</p>
<p><img class="alignnone" title="ma" src="http://www.insidenothing.net/img/self-brand/1.png" alt="ma" width="350" height="527" /></p>
<p><img class="alignnone" title="MAME" src="http://www.insidenothing.net/img/self-brand/2.png" alt="MAME" width="250" height="612" /></p>
<p>Mi piacerebbe sapere quale dei due preferite, ed eventualmente ricevere in omaggio qualche osservazione/critica: sono sufficienti una manciata di parole nei commenti.<br />
Qualunque motivazione è benaccetta, ad eccezione di &#8220;perché mi piace&#8221;.</p>
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		<title>Questione di punti di vista. O no?</title>
		<link>http://www.insidenothing.net/26/09/2009/questione-di-punti-di-vista-o-no/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 14:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si ricomincia. Sarà merito della prelibata cenetta a base di sushi di ieri, o forse del fatto che gli esami sono finiti, i workshop anche e per due giorni è relax, ma i temi tirati in ballo sono di quelli che contano. Quindi copio il post d&#8217;apertura che ho scritto tempo fa sul forum di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si ricomincia. Sarà merito della prelibata cenetta a base di sushi di ieri, o forse del fatto che gli esami sono finiti, i workshop anche e per due giorni è relax, ma i temi tirati in ballo sono di quelli che contano.</p>
<p><a title="Pagina della foto su flickr" href="http://www.flickr.com/photos/zeetzjones/442805346/"><img src="http://www.insidenothing.net/img/sushi.jpg" alt="Sushi!" /></a></p>
<p>Quindi copio il post d&#8217;apertura che ho scritto tempo fa sul forum di LavoriCreativi, <a title="Interessante, nevvero?" href="http://forum.lavoricreativi.com/index.php?/topic/12083-dissidi-fra-creativi-e-clienti/">lo linko per bene</a>, e aspetto fiducioso che qualcuno si unisca (come e dove preferisce) a questa simpatica discussione. Se non lo fate in questi lidi tenetemi informato però, che <em>l&#8217;internet</em> è grande.</p>
<blockquote><p>Non mi sembra di aver letto thread simili.</p>
<p>Volevo porvi un problema che è nato dalla discussione con un amico, e che presto è sfociato in una battaglia (utopica la mia, pragmatica la sua) senza esclusione di colpi: la &#8216;relazione&#8217; fra creativo e committente. In questo caso parliamo di grafica, ma si può estendere ad altri ambiti.<br />
Se, per assurdo, il cliente fornisce dei contenuti o delle direttive che vanno contro ogni tipo di cosa in cui crediamo (non parlo solo di professionalità, ma anche di &#8220;buon senso&#8221;) e non accetta consigli di sorta, come dobbiamo comportarci?</p>
<p>Esempio di suicidio creativo: un depliant con un altisonante titoletto in Comic Sans (stiracchiato per essere un po&#8217; più alto), una bella fotografia sgranata e qualche buffo effetto di luce. I testi forniti dovranno essere belli grandi (che sennò non si vedono, ovviamente).</p>
<p>Se non viene realizzato come richiesto cosa si rischia? In questo caso l&#8217;unica &#8220;scappatoia&#8221; per il malcapitato grafico sarebbe di non inserire nemmeno il proprio nome, per limitare quanto possibile i danni di immagine, ma con la relativa mancanza di visibilità (se prevista). Non è una soluzione.</p>
<p>Riassunto: il grafico deve sottostare in tutto e per tutto (e in ogni caso) alle richieste del cliente, quando accetta di svolgere un lavoro?</p>
<p>Sarei curioso di sapere cosa ne pensate o, eventualmente, che esperienze avete accumulato in tal senso.</p></blockquote>
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		<title>C&#8217;è di che sorridere</title>
		<link>http://www.insidenothing.net/01/04/2009/ce-di-che-sorridere/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 19:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; decisamente spiacevole quando un sito a cui sei affezionato chiude i battenti. Sembrava proprio questo il caso di De:Code, diretto discendente dell&#8217;altrettanto ottimo/defunto Comics Code. Fortunatamente, però, in questo caso il cambiamento non è irreversibile, e il sito in questione è diventato un pdf bimestrale, scaricabile e succulento, disponibile su Glamazonia.it, storico portale dedicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; decisamente spiacevole quando un sito a cui sei affezionato chiude i battenti.</p>
<p>Sembrava proprio questo il caso di <a href="http://www.de-code.net/">De:Code</a>, diretto discendente dell&#8217;altrettanto ottimo/defunto <strong>Comics Code</strong>. Fortunatamente, però, in questo caso il cambiamento non è irreversibile, e il sito in questione è diventato un pdf bimestrale, scaricabile e succulento, disponibile su <a href="http://www.glamazonia.it/">Glamazonia.it</a>, storico portale dedicato alla nona arte.</p>
<p>Ecco qui la scaletta di questo primo numero:</p>
<p><strong>* De:Rive &#8211; Editoriale</strong><br />
<span>* </span><em>a cura della Redazione</em><br />
<strong>* De:Facto &#8211; &#8220;Doppio Lavoro&#8221;: intervista a Tito Faraci</strong><br />
<span>* </span><em>di Antonio Solinas</em><br />
<strong>* Mixtape &#8211; Dualismi</strong><br />
<span>* </span><em>a cura di Antonio Solinas</em><br />
<strong>* De:Finizioni &#8211; La doppia carriera di Mr. Bolland</strong><br />
<span>* </span><em>di Antonio Solinas</em><br />
<strong>* De:Coder &#8211; Doppi e doppioni dell’italica editoria</strong><br />
<span>* </span><em>di Simone Satta</em><br />
<strong>* De:Finizioni &#8211; Elogio del doppio: dal Multiverso a Batman R.I.P.</strong><br />
<span>* </span><em>di Nicola Peruzzi</em><br />
<strong>* Sparring Partners</strong><br />
<span>* </span><em>di Antonio Solinas e Giovanni Agozzino</em><br />
<strong>* De:Finizioni &#8211; Doppio Mistico: dualismo religioso nella mitologia e nei comic books</strong><br />
<span>* </span><em>di Andrea Cantucci</em><br />
<strong>* De:Facto &#8211; Doppio Mento: i supereroi decaduti di Donald Soffritti</strong><br />
<span>* </span><em>di Antonio Solinas</em><br />
<strong>* De:Finizioni &#8211; Floyd Gottfredson ed i pericolosi doppi di Topolino</strong><br />
<span>* </span><em>di Nicola Peruzzi</em><br />
<strong>* Guest List &#8211; &#8220;Ciao, facciamo un doppio?&#8221;</strong><br />
<span>* </span><em>di Roberto Recchioni</em><br />
<strong>* De:Finizioni &#8211; Promethea: la doppia natura dell&#8217;esistenza</strong><br />
<span>* </span><em>di Andrea Cantucci</em></p>
<p>Inoltre, da qualche tempo ho scoperto <a href="http://www.decodeunicode.org/">questo progetto</a>, utile per chi vuole addentrarsi (col lanternino) negli impervi e misteriosi meandri dell&#8217;unicode. Può tornare utile.</p>
<p>Come se non bastasse, mi sono scaricato la terza versione di <a href="http://www.neooffice.org/neojava/it/index.php">NeoOffice</a>, e mando volentieri in pensione OpenOffice, che per quanto &#8220;ufficiale&#8221; e ben supportato, a mio parere non regge il confronto.</p>
<p>Poi, vediamo&#8230; E&#8217; stato annunciato un nuovo episodio di <strong>Zelda</strong> per Nintendo DS e, anche se a prima vista lo considero <em>fuffa</em>, al massimo spolvero Link&#8217;s Awakening per riprendermi dal trauma del &#8216;<em>Link ferroviere&#8217;</em> e rinsaldare quel po&#8217; di ottimismo che mi rimane quando parlo di Nintendo.<br />
C&#8217;è poi <a href="http://polytroncorporation.com/">quest&#8217;altro progetto</a>, <strong>Fez</strong>, che ormai (lo aspetto da mesi e mesi e mesi) è in fase avanzata di sviluppo, e non vedo l&#8217;ora di provare. Graficamente è spettacolare.</p>
<p><img title="Fez, Kokoromi" src="http://www.insidenothing.net/img/fez.png" alt="Fez" /></p>
<p>Nel weekend mi sono visto due bei film: <a href="http://www.imdb.com/title/tt0038355/">The Big Sleep</a> (in divx) e <a href="http://www.smuvi.com/film/7458/gran-torino.html">Gran Torino</a> (al cinema), e spero di godermi al più presto anche <a href="http://www.smuvi.com/film/7483/ponyo-sulla-scogliera.html">Ponyo</a> di Miyazaki, se qualcuno avrà la bontà di proiettarlo.</p>
<p><span id="more-232"></span>Sempre in questo periodo ho curato la grafica per la manifestazione <strong>Transculture</strong>: nonostante sia stato un lavoro che ha drasticamente diminuito le mie ore di sonno (i tempi di consegna erano davvero risicati) lo considero un discreto successo, soprattutto per i feedback ricevuti.</p>
<p><img title="Transculture 09" src="http://www.insidenothing.net/img/manifesto-verba.png" alt="Transculture" /></p>
<p>Infine, non <a title="Liberocaffè" href="http://www.liberocaffe.it/note-legali/">posso proprio esimermi</a> dal segnalare il neonato (ma incredibilmente ben avviato) <a href="http://www.liberocaffe.it">blog</a> di Erigo, che in poco meno di due mesi può già contare oltre (parecchio oltre, ad occhio e croce) un centinaio di articoli, che spaziano dalla politica all&#8217;informatica, dall&#8217;economia alla cronaca.<br />
Personalmente l&#8217;ho già messo in saccoccia tra i preferiti, e vi consiglio di fare lo stesso.</p>
<p><em>Un macchiatone, grazie.</em></p>
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		<title>I consigli di Milton Glaser</title>
		<link>http://www.insidenothing.net/24/03/2009/i-consigli-di-milton-glaser/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 17:41:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Studiando grafica possono succedere cose inaspettate, come trovare un manifesto che potrebbe fare da perfetto corollario a un post dell&#8217;amico mitch (sono quasi emozionato, è il primo link al suo antro), oppure trovare un ispirato scritto del celebre graphic designer Milton Glaser sul sole24ore (l&#8217;originale qui). Se non sapete chi è Milton Glaser, spostate un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Studiando grafica possono succedere cose inaspettate, come trovare un <a title="Alberi, boschi e foreste" href="http://www.moma.org/collection/browse_results.php?criteria=O%3AAD%3AE%3A6487&amp;page_number=1&amp;template_id=1&amp;sort_order=1">manifesto</a> che potrebbe fare da perfetto corollario a un <a title="Lin" href="http://antrodimitch.wordpress.com/2008/10/12/il-mio-cognome/">post</a> dell&#8217;amico mitch (sono quasi emozionato, è il primo link al suo <a title="L'antro di mitch!" href="http://antrodimitch.wordpress.com/">antro</a>), oppure trovare un ispirato scritto del celebre graphic designer <strong>Milton Glaser</strong> sul <a title="10 cose che ho imparato" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/11/dieci-cose-imparato.shtml?uuid=317ef586-b8a0-11dd-af52-d7bae7938bf0">sole24ore</a> (l&#8217;originale <a title="Ten Things I Have Learned" href="http://miltonglaser.com/pages/milton/essays/es3.html">qui</a>).</p>
<p>Se non sapete chi è Milton Glaser, spostate un attimo le pupille qui sotto.</p>
<p><img title="I love NY" src="http://www.insidenothing.net/img/iloveny.png" alt="I love NY" /></p>
<p><strong>Dieci cose che ho imparato</strong></p>
<p><strong>1) Lavora solo con persone che ti piacciono</strong><br />
Questa è una regola strana e mi ci è voluto del tempo per impararla. All&#8217;inizio della mia carriera pensavo che fosse vero il contrario. Il professionismo significava che le persone per cui lavoravi non dovevano esserti particolarmente simpatiche o almeno che dovevi tenerti a debita distanza. Per me significava che non avrei mai pranzato con loro né li avrei visti in altre occasioni sociali. Qualche anno fa ho capito che era vero esattamente l&#8217;opposto. Ho scoperto che tutto il lavoro che ho fatto e che ha un qualche significato era il risultato di una relazione positiva, affettiva, con il cliente. Non sto parlando di professionalità, ma di affetto. Sto parlando di un cliente con cui si condivide qualcosa. La tua visione della vita deve essere in qualche modo coerente con quella del cliente. Altrimenti è una battaglia acida e senza speranze.</p>
<p><span id="more-221"></span><strong>2) Se puoi scegliere, scegli di non avere un&#8217;occupazione</strong><br />
Una notte ero seduto nella mia macchina fuori dalla Columbia University, dove mia moglie Shirley studiava antropologia. Mentre aspettavo ascoltavo la radio e sentii un intervistatore chiedere: &#8220;Ora che hai 75 anni, hai dei consigli da dare agli ascoltatori che si preparano a entrare nella vecchia?&#8221; Una voce irritata rispose: &#8220;Perché di questi tempi tutti mi fanno domande sulla vecchiaia?&#8221;. Riconobbi la voce, era quella di John Cage. Sono sicuro che molti di voi sanno chi fosse – il compositore e filosofo che influenzò persone come Jasper Johns e Merce Cunningham e il mondo della musica in generale. &#8220;Io so come prepararmi alla vecchiaia&#8221;. &#8220;Non trovarti mai un&#8217;occupazione. Perché se ti trovi un&#8217;occupazione un giorno qualcuno ti porterà via il tuo lavoro e tu sarai impreparato alla vecchiaia. Per me, è sempre stato così da quando avevo 12 anni. Mi sveglio al mattino e mi chiedo cosa dovrò fare per guadagnarmi da vivere quel giorno. Lo faccio ancora oggi che ho 75 anni. Mi alzo e mi chiedo cosa fare per guadagnarmi da vivere. Quindi, sono molto preparato per la vecchiaia&#8221;.</p>
<p><strong>3) Certe persone sono tossiche. Evitale</strong><br />
Questo è un sottotesto del punto uno. Negli anni 60 c&#8217;era un uomo, Fritz Perls, terapista della Gestalt, una terapia che affonda le sue origini nella storia dell&#8217;arte. Suggerisce che tu debba capire il &#8220;tutto&#8221; prima di capire i dettagli. Devi guardare all&#8217;intera cultura, l&#8217;intera famiglia, l&#8217;intera comunità ecc ecc. L&#8217;idea di Perls era che in tutte le relazioni, le persone potevano essere o tossiche oppure potevano nutrirsi a vicenda. Non necessariamente la stessa persona sarà tossica o positiva in ognuna delle sue relazioni, ma qualsiasi relazione tra due persone si traduce o in una relazione tossica o &#8220;nutriente&#8221;. La cosa importante è che c&#8217;è un test per determinare se la persona con cui avete una relazione, in quella relazione è tossica o positiva. Eccolo: dovete passare un po&#8217; di tempo con questa persona, andare a bere qualcosa o a cena o a una partita di calcio. Non importa, ma alla fine dovete chiedervi se vi sentiti più o meno energizzati. Se siete più stanchi, siete stati avvelenati. Se avete più energia, siete stati nutriti. Il test è praticamente infallibile e vi suggerisco di usarlo per il resto della vostra vita.</p>
<p><strong>4) La professionalità non è abbastanza e il buono è nemico dell&#8217;ottimo</strong><br />
All&#8217;inizio della mia carriera ambivo a essere un professionista, era la mia unica aspirazione, i professionisti sembravano sapere ogni cosa e venivano anche pagati per questo. Dopo aver lavorato per un po&#8217; scoprii che la professionalità poteva essere un limite. Dopo tutto, ciò che la professionalità davvero significa è &#8220;riduzione dei rischi&#8221;. Se vuoi farti riparare la macchina, vai da un meccanico che sa come risolvere un problema di trasmissione e che dimostra la stessa capacità ogni volta che vai da lui. Se hai un tumore al cervello probabilmente eviterai il chirurgo che dice di voler sperimentare sui tuoi neuroni un nuovo modo di connettere le cellule. Per favore, fatelo nel modo che si è dimostrato finora valido. Purtroppo nel nostro campo, che chiamiamo creativo (una parola che odio perché troppo spesso viene usata a sproposito), non funziona esattamente così. Se fai qualcosa in modo ripetitivo, per diminuire i rischi o lo fai addirittura nello stesso modo, è chiaro che non funziona. Nel nostro campo la professionalità non è sufficiente. Ciò che più ci viene chiesto è di trasgredire continuamente. La professionalità non permette questo perché la trasgressione ha in sé il rischio del fallimento, e l&#8217;istinto naturale di un professionista è di non fallire, di ripetere i successi che ha ottenuto in passato. Quindi aspirare al professionismo per tutta la vita è un obiettivo limitato.</p>
<p><strong>5) Meno non è necessariamente più</strong><br />
Poiché sono un figlio del modernismo ho sentito il mantra &#8220;less is more&#8221; per tutta la mia vita. Un giorno mi sono svegliato e ho capito che non aveva alcun senso, è una sentenza assurda e forse senza significato. Ma suona fantastica, perché contiene un paradosso di cui non si riesce a venire a capo. Ma se guardi alla storia dell&#8217;arte non ha senso. Se guardi a un tappeto persiano non puoi dire less is more, perché capisci che ogni parte di quel tappeto, ogni cambio di colore, ogni sfumatura nella forma, è essenziale per il successo estetico di quell&#8217;oggetto. Non potrai mai dimostrare che un tappeto blu in tinta unita è più bello. Lo stesso vale per le opere di Gaudi, per le miniature persiane, per l&#8217;art nouveau e per ogni altra cosa. Però posso proporre un alternativa al mantra, che mi sembra più appropriato: &#8220;Appena sufficiente è di più&#8221;.</p>
<p><strong>6) Non bisogna fidarsi dello stile</strong><br />
Credo che questa idea mi sia venuta per la prima volta guardando una meravigliosa incisione di un toro fatta da Picasso. Era fatta per illustrare una storia di Balzac chiamata Il capolavoro nascosto. Sono sicuro che tutti conoscete quel toro. E&#8217; un toro che viene descritto in 12 diversi stili, da una versione molto naturalistica del toro fino a un&#8217;astrazione assolutamente riduttiva fatta con una singola linea. Tra i due estremi ci sono dieci versioni. Ciò che è evidente guardando queste opere è che lo stile è irrilevante. Tutte le versioni del toro, da quella di più estrema astrazione a quella dipiù acuto naturalismo, sono straordinariamente slegate dallo stile. E&#8217; assurdo essere fedeli a uno stile. Uno stile non merita fedeltà. Devo dire che per vecchi professionisti questo è un problema, perché oggi la nostra professione è spinta da considerazioni economiche più che da qualsiasi altra considerazione. I cambiamenti di stile in genere sono legati a fattori economici, come sa chi tra voi ha letto Marx. E poi compare sempre una certa stanchezza nelle persone quando vedono la stessa cosa per troppo tempo. Quindi ogni dieci anni circa c&#8217;è un cambiamento di stile e le cose vengono fatte in modo da sembrare diverse. I caratteri passano di moda o diventano di moda. Se sono molti anni che lavori come grafico, hai il problema di come comportarti. In fondo, ognuno di noi sviluppa un suo vocabolario, una forma che è solo sua. E&#8217; un modo per distinguerti dai tuoi pari e per crearti un&#8217;identità nel settore. Come mantenerti fedele ai tuoi canoni e a ciò che ti piace fare diventa un atto di equilibrismo. La scelta tra scegliere il cambiamento o mantenere la tua forma distintiva diventa difficile. Abbiamo tutti visto il lavoro di illustri professionisti passare d&#8217;un tratto di moda. Anche se più precisamente, non passa di moda, non invecchia, ma sembra a un tratto appartenere a un altro momento storico. Ci sono storie tristi come quella di Cassandre, sicuramente uno dei più grandi grafici del ventesimo secolo. Verso la fine della sua carriera nessuno gli commissionava più lavoro e si suicidò.. Il punto è che chiunque sia e voglia restare in questo campo per molto tempo deve decidere come rispondere allo zeitgeist. Cosa si aspettano ora le persone, che prima non volevano? E come rispondere a questo desiderio in un modo che non cambi il tuo senso di integrità, coerenza, scopo.</p>
<p><strong>7) Il tuo modo di vivere cambia il tuo cervello</strong><br />
Il cervello è l&#8217;organo più reattivo del nostro intero organismo. E&#8217; inoltre l&#8217;organo che più è sensibile ai cambiamenti e alla rigenerazione di tutti gli organi del nostro corpo. Un mio amico, Gerald Edelman, è stato un grande professore di anatomia del cervello e dice che fare un&#8217;analogia tra il cervello umano e i computer è semplicemente patetico. Il cervello è piuttosto simile a un giardino fin troppo rigoglioso, che continua a crescere, che continua a ricevere sementi e a farli germogliare, rigenerandosi in continuazione. Edelman crede che il cervello sia suscettibile, in modi di cui non siamo pienamente coscienti, rispetto a qualsiasi esperienza facciamo e a qualsiasi incontro facciamo. Qualche anno fa rimasi colpito da un articolo in un giornale che parlava dell&#8217;intonazione perfetta. Un gruppo di scienziati aveva deciso di capire perché certe persone sono perfettamente intonate. Alcune persone sono in grado di ascoltare una nota e di riprodurla con la stessa esatta intonazione. Alcuni hanno una buona intonazione, ma l&#8217;intonazione perfetta è molto rara anche tra i musicisti professionisti. Gli scienziati scoprirono – non so come fecero ma lo fecero – che il cervello delle persone che hanno un&#8217;intonazione perfetta è diverso. Certi lobi del cervello presentavano un particolare tipo di deformazione, comune a tutte le persone perfettamente intonate. Questo di per sé era una cosa affascinante. Ma poi scoprirono qualcosa di ancora più affascinante. Se prendi un gruppo di bambini di 4 o 5 anni e gli insegni a suonare il violino, dopo qualche anno alcuni di loro sviluppano l&#8217;intonazione perfetta e se osservi il loro cervello, i lobi sono cambiati. Cosa significa questo per tutti noi? Tendiamo a credere che la mente influenzi il corpo e che il corpo influenzi la mente, ma non crediamo che tutto quello che facciamo abbia una conseguenza sul cervello. Sono convinto che se un uomo inveisse contro di me dall&#8217;altro lato della strada il mio cervello potrebbe subirne un qualche effetto e la mia vita potrebbe essere diversa. Ecco perché le mamme ci suggeriscono di evitare le cattive compagnie. Hanno ragione. Il pensiero cambia la nostra vita e il nostro comportamento. Penso che il disegno funzioni nello stesso modo. Sono un grande sostenitore del disegno, non perché penso che tutti debbano diventare illustratori, ma perché credo che il disegno cambi il cervello esattamente nel modo in cui la ricerca della nota perfetta cambia il cervello di un violinista. Il disegno inoltre ti rende più attento. Ti costringe a fare attenzione a ciò che stai guardando, che non è una cosa facile.</p>
<p><strong>8) Il dubbio è meglio della certezza</strong><br />
Si parla sempre dell&#8217;importanza di essere sicuri, convinti, di ciò che si fa. Mi ricordo che una volta, durante una lezione di yoga, un maestro yogi ci disse che, spiritualmente parlando, se pensi si aver raggiunto l&#8217;illuminazione, in realtà sei semplicemente arrivato a vedere il tuo limite. Credo che lo stesso valga anche nella realtà non spirituale. Convinzioni profondamente radicate, di qualsiasi tipo siano, ti impediscono di essere aperto a nuove esperienze, ed è questa la ragione per la quale diffido grandemente di tutte le posizioni ideologiche. Credo che essere scettici e mettere in dubbio qualsiasi profonda convinzione sia essenziale. Certo, dobbiamo conoscere la differenza tra scetticismo e cinismo perché anche il cinismo è una limitazione della propria apertura mentale verso il mondo, proprio come una convinzione troppo radicata. Scetticismo e cinismo sono una sorta di gemelli. E da un punto di vista pratico, risolvere i problemi è molto più importante che avere ragione. C&#8217;è un diffuso senso di essere nel giusto nel mondo dell&#8217;arte e del design. Forse inizia a scuola. Spesso gli istituti d&#8217;arte o le scuole di design iniziano con il modello di Ayn Rand, secondo cui una personalità singola può contrastare le idee della cultura che lo circonda. E&#8217; una teoria vera fino a un certo punto. Secondo la teoria dell&#8217;avanguardia un individuo può cambiare il mondo, ma è vero fino a un certo punto. Uno dei segnali da cui capire che un ego è stato danneggiato è la certezza assoluta. Le scuole incoraggiano l&#8217;idea di non scendere a compromessi e difendere il tuo lavoro a ogni costo. Ma in realtà quando si lavora scendere a compromessi è la cosa più importante. Devi sapere come scendere a compromessi. Perseguire ciecamente i tuoi obiettivi, le tue idee, esclude la possibilità che gli altri abbiano una qualche ragione e questo mette in discussione il modello in cui noi grafici sempre ci muoviamo, che è di fatto una triade: il cliente, l&#8217;audience e tu.<br />
Idealmente, cercare di soddisfare tutti con successivi passi e compromessi è desiderabile. Ma l&#8217;alta considerazione di sé è spesso un nemico. L&#8217;alta considerazione di sé e il narcisismo in genere nascono da un trauma infantile, e questi sono argomenti che non voglio trattare. Perché sono temi che ricorrono di continuo nella vita delle persone. Alcuni anni fa lessi una considerazione sulla natura dell&#8217;amore, che si applica anche alla natura della coesistenza tra esseri umani più in generale. Era una citazione di Iris Murdoch, usata per scrivere il suo necrologio. &#8220;Amare significa raggiungere la difficilissima consapevolezza che qualcosa oltre a noi stessi è reale&#8221;. Non è fantastico? Sono le parole più profonde che io abbia mai sentito sull&#8217;amore.</p>
<p><strong>9) Sull&#8217;invecchiare</strong><br />
L&#8217;anno scorso mi hanno regalato un saggio di Roger Rosenblatt, Invecchiare con grazia. Sul momento il titolo non mi piacque per niente, ma devo ammettere che il libro contiene una serie di regole per invecchiare con grazia. La prima regola è anche la migliore: La regola numero uno è &#8220;Non importa&#8221;. &#8220;Segui questa regola e ti allungherai la vita di dieci anni. Non importa se sei in ritardo o in anticipo, se sei qui o lì, se l&#8217;hai detto oppure no, se sei stato intelligente o stupido. Se un giorno ti svegli con dei capelli inguardabili e non importa se il tuo capo ti guarda come se fossi un marziano, non importa se lo fa la tua fidanzata o il tuo fidanzato o se tu ti guardi come se fossi un marziano. Se ricevi una promozione, un premio, se compri una casa o non lo fai. Non importa&#8221;. Finalmente un po&#8217; di buon senso. Poi ho sentito una barzelletta che sembra legata alla regola numero 10, che vi dirò tra poco. Un macellaio apre la sua bottega e si trova davanti un coniglio. &#8220;hai del cavolo&#8221; chiede il coniglio a un esterrefatto macellaio. &#8220;Questa è una macelleria, vendiamo carne, non verdura&#8221;. Il coniglio saltella via. Il giorno dopo il macellaio apre la bottega e subito fa capolino il coniglio. &#8220;Hai del cavolo?&#8221;. Il macellaio si arrabbia e dice: &#8220;Senti piccolo roditore deficiente ti ho detto ieri che vendo carne, non verdura. La prossima volta che viene nel mio negozio di prendo per la gola e inchiodo le tue flaccide orecchie al pavimento&#8221;. Il coniglio sparisce in tutta fretta e per una settimana non lo si vede più. Poi torna e che idee al macellaio: &#8220;Hai dei chiodi?&#8221; Il macellaio dice &#8220;No&#8221;. Allora il coniglio chiede &#8220;Bene. Hai del cavolo?&#8221;.</p>
<p><strong>10) Dite la verità</strong><br />
La barzelletta del coniglio è importante perché mi sono reso conto che cercare del cavolo in una macelleria è un po&#8217; come cercare un&#8217;etica nel campo del design. Né un luogo né l&#8217;altro sono adatti a trovare ciò che si vuole. E&#8217; interessante notare che nel nuovo codice etico dell&#8217;Aiga ci sono molte informazioni su quello che viene definito un comportamento appropriato verso i clienti e gli altri grafici, ma non c&#8217;è una sola parola sulla relazione con il pubblico. Diamo per scontato che un macellaio ci venda della carne commestibile e che non spacci la sua merce per ciò che non è. Ho letto da qualche parte che negli anni di Stalin in Russia ciò che era etichettato come manzo era in realtà pollo. Non voglio immaginare cosa fosse ciò che era etichettato come pollo. Accettiamo tranquillamente alcune bugie, come la quantità di grasso realmente contenuta in un hamburger, ma se un macellaio anche solo una volta ci vende della carne avariata, andiamo da un altro. Chi stesse pensando a creare un albo professionale per il nostro settore dovrebbe ricordare che l&#8217;idea di albo nasce per proteggere il pubblico, non i grafici o i clienti. &#8220;Non fate del male&#8221; è un monito che vale per i dottori nel rapporto con i loro pazienti , non con i loro colleghi medici o con le ditte farmaceutiche. Se avessimo un albo, forse dire la verità tornerebbe al centro della nostra attività.</p>
<p><em>(Aiga Talk, Londra, novembre 2001 &#8211; traduzione di </em><strong><em>Giulia Crivelli</em></strong><em>)</em></p>
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		<title>Design or Die</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 12:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Me ne sono accorto solo stamane, anche se i dubbi insinuati dal sito (nel quale da troppo tempo venivano posticipati i fantomatici aggiornamenti) cominciavano ad &#8220;impensierirmi&#8221;. The Designers Republic non esiste più. Chiunque operi (a qualunque livello) nel campo della grafica/design non ha certo bisogno di farsi spiegare perché questa perdita è significativa. Gli archivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Me ne sono accorto solo stamane, anche se i dubbi insinuati dal <a title="The Designers Republic" href="http://www.thedesignersrepublic.com/">sito</a> (nel quale da troppo tempo venivano posticipati i fantomatici aggiornamenti) cominciavano ad &#8220;impensierirmi&#8221;.</p>
<p><img title="The Designers Republic" src="http://www.insidenothing.net/img/designers_republic.jpg" alt="Designer republic" /></p>
<p><strong>The Designers Republic</strong> non esiste più.</p>
<p>Chiunque operi (a qualunque livello) nel campo della grafica/design non ha certo bisogno di farsi spiegare perché questa perdita è significativa.</p>
<p>Gli archivi sono disponibili all&#8217;indirizzo <a title="Pho-ku" href="http://www.pho-ku.com">pho-ku.com</a>, una breve intervista a Ian Anderson su <a title="Creative Review" href="http://www.creativereview.co.uk/crblog/the-designers-republic-is-dead-long-live-the-designers-republic/">creativereview.co.uk</a>.</p>
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